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“Mia figlia è demotivata, non ha intenzione di continuare la scuola”

Matilde ha 13 anni, frequenta la 3 media e si mostra da subito molto silenziosa e timida.

La madre mi racconta che Matilde non ha voglia di studiare, ha difficoltà nel portare a termine i compiti, è demotivata e, non per ultimo, ha una diagnosi di DSA: un caso di dislessia, disortografia e discalculia.

Che cosa sono i Dsa?

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia sono un gruppo di disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione e nell’ultilizzo delle abilità di lettura, scrittura, ragionamento matematico.

Gli incontri

Al primo incontro la madre è un fiume in piena, ha quattro figli e un marito assente. Matilde, invece, non ha detto neanche una parola.

Le chiedo “come ti trovi nella tua classe?”

Inaspettatamente, a questa mia domanda, come per tutte le altre, risponde la madre.

I successivi incontri si svolgono tra noi due: Matilde e me.

Noto immediatamente un forte bisogno di essere guidata, una capacità di esprimersi verbalmente abbastanza povera, e soprattutto una scarsissima autonomia nello studio.

Matilde aveva difficoltà a prendere una posizione chiara anche in relazione a domande semplici come: “da cosa vorresti iniziare a studiare oggi, inglese o matematica?” Che venivano liquidate con un incerto “non lo so”.

Frustrazione e motivazione

Sperimentare una frustrazione continua nella non riuscita, può generare un depotenziamento del senso di autostima e autoefficacia nelle proprie capacità, e questo porterà ad una profonda mancanza di motivazione.

Due, quindi, i nodi principali: mancanza di motivazione e mancanza di autonomia.

Cosa fare?

Senza fiducia nelle proprie capacità, senza riconoscimento della propria unicità ed individualità, dove potrebbe mai appoggiarsi il senso di motivazione e autonomia? E sopratutto come insegnare delle strategie di studio a qualcuno che le rifiuta?

1. Individuare e stimolare le risorse

Matilde fa dei bellissimi disegni, colorati e creativi: le piace disegnare, incollare adesivi.

Noto che ha una propensione ad apprendere attraverso le immagini, si diverte quando utilizziamo il disegno.

2. Ri-conoscersi nella propria unicità

Proprio per questo abbiamo utilizzato il disegno per conoscerci e raccontarci.

“Ora ti propongo un gioco, ognuna di noi scrive il proprio nome al centro di un foglio bianco e, partendo dal centro tiriamo verso l’esterno dei rami che ci raccontino chi siamo, cosa ci piace e cosa non ci piace fare, il tutto completato con colori e disegni. Una volta terminato ci scambiamo i fogli”.

Inizialmente per Matilde non è stato semplice prendere posizione sui suoi gusti, desideri e inclinazioni. Divertendosi con questo nuovo esercizio, ha avuto la possibilità di esprimersi e riconoscersi serenamente:

“Però…per alcune cose ci assomigliamo, per altre siamo molto diverse!”

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3. Introdurre il metodo di studio.

Ma non è tutto.

Attraverso la creatività e la narrazione ho presentato a Matilde il metodo di studio: le mappe mentali.

Le mappe mentali costituiscono il fulcro del metodo di apprendimento globale che utilizzo non solo nel mio lavoro, ma anche personalmente da 10 anni.

Tali strategie si appoggiano sulla naturale capacità del cervello di apprendere le informazioni che hanno un’impostazione circolare e globale, in contrapposizione a quelle che seguono uno schema lineare (riassunti, mappe concettuali ecc.).

Come ha reagito Matilde?

Sembrava che conoscesse il metodo da anni per quanto le è stato facile e natuale apprenderlo.

Che cosa ha funzionato? 

L’apprendimento, per essere efficace, deve passare per una codifica visiva, emozionale e creativa.

Perchè?

Perché il cervello apprende per immagini fin da quando siamo bambini. Vi è mai capitato di richiamare un’informazione mentalmente solo perché in quella pagina del testo erano presenti delle figure?

Ancora, l’apprendimento si basa sull’associazione emozionale. È quindi più forte quando ad esso sono associate delle informazioni paradossali o di valenza emotiva. Ricordate per caso cosa avete pranzato martedì scorso? Probabilmente no. E se martedì scorso aveste pranzato con Brad Pitt o Angelina jolie, l’avreste ricordato? Con tutte le probabilità, sì.

Non è finita, la creatività è una componente fondamentale di tutto questo processo che non può solo limitarsi all’apprendimento, ma sostiene un senso di pienezza e flessibilità nella vita.

Concedersi la possibilità di essere creativi vuol dire abbracciare sia il rischio che il fallimento, essere allo stesso tempo coraggiosi e vulnerabili. Vuol dire riconoscersi e sperimentarsi nella propria autenticità.

E, per me, questo costituisce le radici dello sviluppo umano.

Oggi e domani 

Oggi Matilde è in grado di costruire delle fantastiche mappe mentali, suggerisce associazioni visive creative per consolidare il ricordo, ha voglia di studiare inglese e spagnolo che ha sempre odiato, comprendende i meccanismi delle espressioni attraverso degli strumenti costruiti insieme, ha fiducia nelle sue possibilità di miglioramento in materie specifiche entro la fine dell’anno, anno in cui svolgerà l’esame di III media.

– “I professori a scuola mi chiedono se puoi seguire altri bambini”

– “Probabilmente dovrai aiutarmi, io non ho abbastanza tempo e tu stai diventando esperta. Ti andrebbe di affiancarmi qualche volta?”

– Matilde sorride, poi ride e mi dice “A questo punto dovrò cominiciare a pensare quale liceo scegliere…

E tu? Vuoi potenziale il tuo spirito creativo e rendere lo studio divertente e spendibile?

 

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Bibliografia

Bandura Albert (1996) – Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione. Edizioni Erickson

Buzan Tony (2002) – How to Mind Map: the ultimate thinking tool that will change your life. Thorsons

 

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I DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO: RITROVARE LA MOTIVAZIONE NEI DSA

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