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Il segreto per nutrire la relazione di coppia

Il segreto per nutrire la relazione di coppia

All’interno del mio studio, persone molto diverse tra loro per genere, aspetto, provenienza, credenze, schemi comportamentali ed emotivi, mi hanno regalato la possibilità di ascoltarle ed il permesso di entrare in contatto con alcune delle loro esperienze più profonde. Trasversalmente alle loro diversità psicologiche e strutturali, la maggioranza di queste persone è portatrice di una richiesta di aiuto che riguarda certamente lo stesso individuo, ma spesso coinvolge anche il contesto sociale in cui vive e agisce, generalmente quello più immediato: la relazione di coppia. Il tema delle relazioni riguarda in prima persona ognuno di noi nel ruolo di partner, genitore, figlio ma anche nell’ambito delle relazioni amicali o professionali, e accende un’importante riflessione rispetto alla nostra posizione all’interno della coppia e delle relazioni intime. Nei rapporti umani dobbiamo scoprire di volta in volta come entrare in contatto con l’altro, qual è l’effetto che tale contatto ha su di noi e sull’altro e, soprattutto, a quale distanza è opportuno collocarsi. Confini e stili relazionali Le relazioni umane sono come il fuoco: se sei troppo vicino rischi di bruciarti, se ti allontani eccessivamente qualcosa si raffredda. La misura di questi movimenti può essere rappresentata dalla metafora dei porcospini di Schopenhauer: i porcospini all’esposizione del freddo si stringono per proteggersi col calore dei corpi. Ben presto, però, iniziano a percepire gli aculei l’uno dell’altro e il dolore li costringe ad allontanarsi di nuovo. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li porta ad avvicinarsi nuovamente, si ripete la sensazione di dolore. E così via, finché non trovano la giusta distanza reciproca. Come per i porcospini, anche per noi esseri umani è importante riflettere sulla propria immagine e sul proprio movimento all’interno delle relazioni focalizzandoci sulle dinamiche, a volte sotto la soglia della consapevolezza, che ci portano ad avvicinarci o allontanarci dagli altri. Accade, infatti, che alcune problematiche della coppia nascano proprio dallo sbilanciamento di questi movimenti e dalla difficoltà di delineare confini sani. Costruire una relazione di coppia in cui vi è una vicinanza tale da privare i partner del proprio spazio personale spendendo la totalità del tempo insieme, condividendo anche ciò che non nutre la relazione, rischia di complicare il rapporto. Questa modalità di relazione priva di confini crea un rapporto fusionale, in cui esiste un unico spazio e le individualità sono assenti, con la conseguenza di far svanire il mistero e la curiosità verso l’altro e quindi, a lungo andare, anche l’interesse sessuale. Esistono altri casi in cui si verifica la problematica opposta, ovvero quando la distanza è eccessiva. Molteplici sono le motivazioni che portano alla definizione di confini eccessivamente rigidi e ad un graduale disinvestimento verso lo spazio condiviso di coppia. Emozioni non elaborate come, rabbia, paura, tristezza, possono presentarsi inizialmente come piccole fratture nella comprensione del mondo del partner e gradualmente sovrapporsi l’una sull’altra come mattoni fino a diventare un muro di pietra che impedisce il contatto con l’altro. A questo punto, il canale comunicativo preferenziale della coppia può diventare l’espressione della critica che non fa altro che alzare, impilando altri mattoni, il muro tra i partner ed alimentare il circolo negativo del disprezzo. Il risultato è che, ormai, la distanza è troppa e il rapporto non c’è più. Lo spazio del Noi Come fare, quindi, a costruire insieme uno spazio comodo ed abitabile? Il segreto si annida nella “noitá”, lo spazio del noi, un’entità da costruire e nutrire insieme pur riconoscendo e preservando ognuno la propria identità. Per giungere ad un equilibrio di questo tipo e mantenerlo è cruciale sviluppare una buona consapevolezza delle proprie dinamiche interiori. Molti degli elementi che influenzano la nostra capacità di relazionarci deriva, infatti, dalle modalità in cui si sono sviluppate le nostre relazioni precoci con le figure di attaccamento. Delusioni, mancato riconoscimento dei propri bisogni, eccessiva dipendenza e simbiosi, paura dell’abbandono, e chi più ne ha esperito più ne metta, durante i primi anni di vita, si imprimono nelle nostre memorie emozionali come diapositive che vengono continuamente riproposte e riproiettate sui nostri schermi mentali. Non appena si presenta uno specifico evento nella nostra relazione, generalmente negativo o potenzialmente pericoloso, il proiettore si innesca e le memorie emozionali – che con tutta probabilità non ricordiamo esplicitamente – cominciano a prendere forma sullo schermo e pilotare le nostre reazioni emotive ed istintive, riproducendo un comportamento obsoleto, del passato, che ha perso la sua funzione originaria di adattamento. Tutto questo non è più attuale né tantomeno efficace nel far funzionare correttamente le relazioni che abbiamo deciso di instaurare oggi. Il segreto del cambiamento A chi non è mai capitato di vivere una forte emozione di rabbia verso il partner senza comprenderne esattamente il motivo? Magari adducendo come causa una sua condotta – o addirittura una mancata condotta – scatenando un conflitto di cui gradualmente si perde il senso e resta solo la frustrazione. “Non ti importa nulla di me perché non mi hai mai regalato dei fiori” Ecco una mancata condotta del partner (cosa non ha fatto per renderci infelice) che può scatenare un’escalation di rabbia. Qui, ipoteticamente, siamo davanti ad una paura dell’abbandono che fa risonanza con un aspetto di dolore e solitudine vissuto durante l’infanzia e che viene oggi espresso reattivamente attraverso una forma accusatoria di aggressività difensiva, non avendo incontrato un’integrazione cognitiva ed emotiva con i dati dell’esperienza attuale. Sviluppare consapevolezza dei propri modelli interiorizzati di attaccamento e relazione vuol dire per prima cosa riconoscere l’emozione che stiamo sperimentando e, successivamente, essere capaci di individuare qual è il nostro bisogno più profondo e la paura associati a quella specifica emozione. In questo caso riformuliamo la frase accusatoria e problematica descritta sopra amplificando per immaginazione: “Ho tanto bisogno delle tue attenzioni e cure perché ho paura di perderti” Quando raccontiamo al nostro partner il nostro mondo interno fatto di bisogni, mancati riconoscimenti, tristezza, paure, gli diamo la possibilità di ascoltarci, comprenderci ed entrare in empatia con quel nostro mondo personale così difficile e a tratti doloroso. Così accorciamo le distanze e, oltre ad abbattere il muro di mattoni, permettiamo la crescita dell’intimità. Ecco svelato il segreto, ecco che cosa nutre e protegge le relazioni di coppia: la capacità di comprendere profondamente se stessi e il coraggio di mostrare la propria vulnerabilità all’altro.   Per maggiori informazioni contattami o scopri i prossimi Workshop esperienziali per aumentare le competenze relazionali.   Bibliografia: E. Giusti, E. Bianchi – Evolvere rimanendo insieme J. & J. Gottman – 10 principi per una terapia di coppia efficace

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